Sam Lindo, enologo dell'anno del Regno Unito, al Tasting Ex..press di Vinitaly 2011

Camel Valley, Nyetimber, Bolney Estate, Denbies...e tanti altri: sono gli spumanti inglesi metodo classico che i lettori di Euposia hanno imparato a conoscere attarverso i nostri reportage in Inghilterra e le nostre degustazioni. Protagonisti assoluti delle tre edizioni del nostro Challenge internazionale, gli spumanti inglesi saranno al centro del "Tasting Ex...press" del 2011. Vinitaly anche quest'anno ha infatti voluto confermare la fiducia alla nostra testata e dopo tre appuntamenti "sold out" dedicati all'Amarone - alle sue brand new, alle donne protagoniste dell'Amarone, ed ai "classici" - nella prossima edizione della principale rassegna mondiale del vino (fra l'altro dedicata alle "bollicine" italiane), parleremo delle bollicine di Sua Maestà. L'appuntamento è per sabato 9 aprile, con inizio alle ore 15,30, al Primo Piano del PalaExpo. Ad illustrare i vini, ci saranno produttori ed enologi, fra cui Sam Lindo, premiato come miglior enologo inglese nel 2010.

Sam Lindo, enologo dell'anno del Regno Unito, al Tasting Ex..press di Vinitaly 2011



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Cantina di Soave: fatturato stabile, ma patrimonio netto e free capital ai massimi storici.Carlesso: «Pronti a eventuali acquisizioni»

Signori, la festa è finita. Cantina di Soave coglie l'occasione della presentazione del suo - ennesimo - bilancio da "tripla A" per avvisare l'universo dei suoi 2mila 200 soci conferitori, e con loro l'intero sistema viticolo veronese, uno dei motori dell'economia nazionale: senza una gestione accorta delle denominazione, senza una politica di nuove aggregazioni che tolgano dal mercato gli anelli deboli i rendimenti di queste ultime annualità potrebbero diventare soltanto un bel ricordo. Ovvero, il crollo del reddito degli agricoltori; l'abbandono della produzione da parte di decine, o centinaia, piccoli produttori; la contrazione della produzione con la riduzione delle potenzialità sul mercato a tutto vantaggio dei produttori spagnoli, i veri competitors di questa congiuntura. Attilio Carlesso e Bruno Trentini - presidente e direttore generale di Cantina di Soave - non hanno lesinato le "moral suasion" rendendo la presentazione del bilancio chiuso al 30 giugno scorso davvero non rituale. Le preoccupazioni riguardano la quota ancora importante di uve destinate ai "vini da tavola"' , le divisioni nella denominazione Valpolicella (dove sembra difficile imporre l'auto-disciplina ai produttori ed una visione d'insieme a molti brand leader), l'incapacità di fare sistema nell'area occidentale, Bardolino in primis, dove l'assenza di coordinamento permette alla GDO di spuntare il prezzo voluto giocando sulle divisioni e portando ad un impoverimento complessivo. . . Dunque, Cantina di Soave raggiunge i suoi risultati migliori e si prepara ad un futuro che la congiuntura presenta incerto, dopo ben 13 trimestri di Pil negativo, il più lungo periodo di recessione della storia moderna italiana. Ma vediamo questi risultati: - il consolidato supera i 102 milioni, confermando i dati dell'esercizio precedente a fronte di un calo dei volumi dell'8% (la vendemmia 2013 non è stata certo brillante per produzione) sebbene Cantina di Soave produca oggi quanto l'intero Friuli Venezia Giulia o il Trentino; - ai 2200 soci ( l'80% dei volumi prodotti deriva però da un nocciolo duro di un centinaio di soci-conferitori) sono andati 54,5 milioni di euro, con una media di 11mila euro per ettaro. In soli otto anni, dal 2005, il monte liquidazione è praticamente raddoppiato; - il patrimonio netto raggiunge la cifra record di 52 milioni; il free capital sale a 23 milioni rendendo Cantina di Soave pronta ad agire sul mercato, mentre il fabbisogno finanziario è negativo. Se nel 2008 i debiti finanziari erano di 20 milioni, oggi in banca ci sono 5 milioni per la quotidiana gestione. (Click to read more)


Alle Cantine Ferrari il premio “VedoGreen” per l’eccellenza verde nell’innovazione

L’impegno sul fronte della sostenibilità ambientale ha portato le Cantine Ferrari ad aggiudicarsi il premio VedoGreen per l’eccellenza verde nell’innovazione, attribuito ad aziende italiane che si sono distinte per capacità innovativa e tecnologica nel loro modello di business. I candidati al premio sono stati selezionati da una giuria internazionale composta da VedoGreen, società del Gruppo IR Top specializzata nella finanza per le aziende green, da UK Trade & Investment e da Dintec (Consorzio per l'Innovazione Tecnologica). “Questo riconoscimento – commenta Marcello Lunelli, responsabile della produzione delle Cantine Ferrari – rappresenta una tappa significativa nel lungo percorso compiuto da quando abbiamo deciso di ispirare alla sostenibilità tutta la nostra attività produttiva, a partire da quella in campagna. Tutti i nostri Trentodoc sono oggi frutto di una viticoltura di montagna sostenibile, che si pone come obiettivo quello di coniugare un continuo innalzamento della qualità dell’uva con la salute dell’operatore e la salvaguardia dell’ambiente”. (Click to read more)


Cantina Valpolicella Negrar, rinnovati i vertici, alla presidenza andrà il veronese Renzo Bighignoli

Renzo Bighignoli, 66 anni, veronese, è il nuovo presidente di Cantina Valpolicella Negrar, votato all'unanimità dal nuovo Consiglio, eletto lo scorso 6 novembre nel corso dell'Assemblea dei Soci, su proposta di Floriano Fasoli, oggi consigliere, vice presidente nel passato triennio e, da luglio scorso, facente funzioni presidenziali in seguito alla scomparsa dell'ex presidente Carlo Alberto Recchia. Ad affiancare Bighignoli alla vicepresidenza, è stato chiamato il negrarese Gianmichele Giacopuzzi. Entrambi assumeranno ufficialmente le cariche il prossimo 19 novembre. Un mandato all'insegna di continuità, dialogo e apertura. Nato e residente a Verona, Lorenzo (Renzo all'anagrafe) Bighignoli, 66 anni, alle spalle una carriera come cardiologo all'Ulss 21, oggi libero professionista, è da vent'anni socio viticoltore della cantina Cooperativa grazie all'attività della sua azienda agricola, 5 ettari di vigneto a San Peretto di Negrar. Si trova, invece, a Santa Maria di Negrar, l'azienda agricola (2 ettari) del vicepresidente Gianmichele Giacopuzzi, 61 anni, impiegato comunale a Negrar. "Ringrazio soci e consiglieri per la fiducia accordata - dichiara Bighignoli - il mio mandato sarà all'insegna del dialogo con tutti loro e della continuità con le iniziative di rilievo già avviate, nonché di apertura verso azioni che abbiano a cuore l'ambiente, sempre nel rispetto di un progetto economico sostenibile". "Un ringraziamento particolare - continua Bighignoli - va alla memoria di Carlo Alberto Recchia, caro amico e persona di grande cultura, sensibilità e umanità, che ha segnato con la sua presidenza l'avvio di importanti progetti socio-culturali, da "La Scuola nel vigneto" al Premio Campanile al progetto Wine Culture Centre". (Click to read more)


POGGIO AL TUFO - ROMPICOLLO TOSCANA IGT 31° POSTO DELLA TOP 100 DI WINE SPECTATOR

Il Poggio al Tufo - Rompicollo, un blend di sangiovese e cabernet sauvignon, ha meritato il 31° posto della classica “TOP 100” dei migliori vini al mondo del 2014 di Wine Spectator, la prestigiosa rivista americana, considerata la bibbia del vino mondiale. Un successo clamoroso, se si considera che sono stati assaggiati più di 18.000 vini e sono solo 19 le etichette italiane nelle prime 100 posizioni. Un esito forse annunciato con i 92 punti e la menzione “smart buy” la scorsa primavera. «Il Rompicollo è un rosso intenso che presenta sentori di mora, seguiti da note di bacca scura, pepe nero e spezie. È ricco e morbido, con un’ampia struttura a supporto e un retrogusto lungo e pieno, minerale di frutta e spezie; ben si presta anche a lunghi affinamenti in bottiglia». Questo il commento di Bruce Sanderson, senior editor e direttore delle degustazioni. La famiglia Tommasi è l’unica veneta presente nella classifica ed è con orgoglio e soddisfazione, che accoglie questo riconoscimento, che premia l’investimento ed il progetto della Tenuta Poggio al Tufo (80 ettari), fatto nel 1997 a Pitigliano in un territorio come la Maremma Toscana, allora poco conosciuto, ma che oggi grazie alla lungimiranza di alcuni ottimi imprenditori è certamente una delle zone emergenti del panorama vinicolo italiano con prodotti di estrema eccellenza. (Click to read more)


APERITIVO AL RISTORANTE. “AMUSE BOUCHE E WELCOME DRINK” BY CAMPARI

Campari reinterpreta l’aperitivo portandolo in tavola al ristorante, durante un’iniziativa che durerà fino alla fine di dicembre. Partendo da Milano, simbolo dell’aperitivo italiano in tutto il mondo, con “Amuse Bouche e Welcome Drink” Campari porta l’aperitivo sui tavoli di 12 tra i migliori ristoranti della città. Sin dalle origini dell’aperitivo, il celebre bitter rosso Campari ne è stato il protagonista assoluto. Dall’epoca dei caffè letterari dell’800 alla nascita degli happy hour negli anni ’90 del ‘900, ne ha seguito l’evoluzione che pian piano andava adattandosi ai nuovi costumi. L’evoluzione continua e Campari rimane sensibilissima a tutte le nuove tendenze. In un’epoca in cui le persone sono così attente all’esperienza eno-gastronomica, l’aperitivo torna a svolgere anche la sua funzione naturale, ovvero quella di preparare al pasto. Le proprietà organolettiche dell’aperitivo infatti sono quelle di stimolare l’appetito e pulire la bocca (aperitivo deriva proprio da “aperire” lo stomaco). Ed ecco quindi che l’aperitivo approda al ristorante, come welcome drink. Si tratta in realtà di una consuetudine già comune a molti dei migliori ristoranti nel mondo e Campari, che unisce vocazione internazionale con il legame alla tradizione italiana, vuole adattare quest’usanza alla ristorazione del nostro Paese. Qui sono infatti molti i locali che fanno del servizio un fiore all’occhiello della propria proposta, per esempio offrendo agli ospiti appena seduti al tavolo un piattino di benvenuto, o amuse bouche secondo l’elegante formula francese. (Click to read more)


VENDEMMIA 2014: BILANCIO POSITIVO PER I VINI DI MONTEFALCO, +20% RISPETTO AL 2013 LA PRODUZIONE

Montefalco Rosso DOC e Montefalco Sagrantino DOCG promossi a pieni voti nonostante le difficoltà causate dalle abbondanti precipitazioni e dalle basse temperature registrate la scorsa estate. I dati diffusi dal Consorzio Tutela Vini di Montefalco indicano una produzione soddisfacente per i vini della “Ringhiera dell’Umbria”, con numeri che fanno segnare un +20% rispetto al 2013. La vendemmia 2014, iniziata il 20 agosto e terminata lo scorso 31 ottobre, ha coinvolto le 74 cantine della DOCG Montefalco Sagrantino, che hanno dovuto confrontarsi con un andamento meteorologico piovoso caratterizzato da temperature inferiori alla media stagionale estiva, avversità che hanno reso molto difficile la protezione della vite. Tuttavia, gli sviluppi meteo in linea con gli standard della zona, registrati durante la fase di maturazione delle uve e proseguiti durante il periodo di vendemmia, hanno garantito il raggiungimento di un buon livello qualitativo dell'uva al momento della raccolta. “Al di là dei condizionamenti meteorologici, il merito degli ottimi risultati ottenuti va anche ai produttori, abili e costanti nella gestione agronomica dei vigneti in quella che possiamo considerare un'annata ‘tecnicamente’ molto impegnativa – ha commentato alla chiusura dei lavori Amilcare Pambuffetti, Presidente del Consorzio Tutela Vini di Montefalco – L’attività oculata portata avanti dai viticoltori ha favorito una raccolta di ottimo livello, con quantità e qualità delle uve più che soddisfacenti. Prevediamo un ottimo rendimento soprattutto per il Sagrantino che, avendo una maturazione più tardiva, è stato ben assistito dalla ripresa delle temperature registrate durante la fase di raccolta.” (Click to read more)


LA PERLA DELLA VALLE DEI LAGHI: IL VINO SANTO A PALAZZO ROCCABRUNA

Si chiama vino santo e non vin santo. I produttori trentini a quella “o” sono particolarmente affezionati perché è lì che sta la differenza fra due vini dolci radicalmente diversi. Il Vin santo toscano prodotto prevalentemente con uve Trebbiano e Malvasia, e l’altro, il Vino santo trentino, ottenuto da uve Nosiola della Valle dei Laghi e sottoposto ad uno dei periodi di appassimento fra i più lunghi del mondo - dalla raccolta alla Settimana santa - e poi ad una lunga permanenza in botte che raggiunge mediamente gli otto, dieci anni. E’ un vino prezioso tanto quanto il tempo impiegato per produrne una bottiglia. Enzo Merz, gran maestro della Confraternita delle vite e del vino di Trento, nonché appassionato ed esperto di vino santo, accompagnerà gli ospiti di Palazzo Roccabruna in una degustazione mirata a cogliere gli aspetti rilevanti di una tradizione vinicola profondamente radicata nel territorio. E’ gradita la prenotazione, tel. 0461/887101, costo della consumazione: 5,00 Euro.


INDAGINE, TRA I BIANCHI ITALIANI TRIPLETTA DEGLI AUTOCTONI E VERDICCHIO PRIMO

Salgono i bianchi friulani (Friulano e Collio), indietreggiano i vitigni internazionali (Sauvignon, Chardonnay e Pinot Bianco), volano gli autoctoni mentre frenano Soave e Fiano. E per il secondo anno consecutivo la palma di miglior vino bianco italiano (fermo) va al marchigiano Verdicchio. E' il risultato di un’indagine svolta da Gabriele Micozzi, docente di marketing del Dipartimento di Management dell’Università Politecnica delle Marche che per conto dell’Istituto Marchigiano di Tutela Vini (IMT) ha messo assieme anche quest’anno i risultati delle principali guide enologiche del Paese. La ricerca, presentata oggi a Roma assieme all’olimpionica, marchigiana e nuova ambasciatrice del Verdicchio, Elisa Di Francisca, vede il vino principe marchigiano aggiudicarsi complessivamente 61 riconoscimenti dalle 8 guide monitorate (Vini d’Italia del Gambero Rosso, Bibenda, I Vini d’Italia de L’Espresso, I vini di Veronelli, Slow Wine, Vinibuoni d’Italia, oltre alle new entry Guida essenziale ai vini d’Italia e Vitae), seguito da lontano dal Fiano (35), ora tallonato dal Friulano che ha scavalcato Sauvignon (29) e Soave (28). Al settimo posto resiste il Pinot Bianco (27) mentre avanza di sette posizioni il Collio (22), a pari merito con il Vermentino e con tre lunghezze di vantaggio con l’’emergente’ Trebbiamo d’Abruzzo. Una ‘Top ten’ sui bianchi fermi italiani che vede i vitigni autoctoni aggiudicarsi la tripletta di medaglie ed erodere sempre più riconoscimenti ai classici internazionali. Oltre alla conferma del Verdicchio, eccellente la performance della compagine friulana, che registra il salto di qualità più rilevante. “Abbiamo la fortuna di poter lavorare su 2 prodotti, il Verdicchio di Matelica e quello dei Castelli di Jesi che migliorano anno dopo anno – ha detto il direttore dell’IMT (il consorzio che con 800 aziende e 16 denominazioni, rappresenta il 90% dell’export enologico delle Marche), Alberto Mazzoni -. Cresciamo in qualità, con un terzo delle aziende premiate che producono oltre 5mila bottiglie. Ma anche in valore e nella quota export: oggi quest’ultima è al 50% ma il nostro obiettivo, anche grazie agli investimenti in Ocm Promozione e PSR Marche è di arrivare a esportare il 60% del nostro prodotto entro il 2016”. Nella seconda parte dell’indagine, Micozzi ha intervistato un campione rappresentativo della popolazione italiana per indagare su quale fosse la guida enologica considerata più attendibile tra le principali 8 prese in esame. Anche per il 2015 la guida cult per l’enoappassionato si conferma quella del Gambero Rosso (0,90 il punteggio). Passaggio di consegne in seconda posizione, con i 5 grappoli di Bibenda (0,72) che supera la storica e ancora molto apprezzata guida Veronelli (0,66), ormai incalzata da I Vini d’Italia de l’Espresso (0,63) e Slow wine di Slow Food (0,60). Seguono, Vitae-Ais e Doctor Wine, che evidentemente scontano il fatto di essere alla loro prima edizione. Per il curatore dell’indagine, Gabriele Micozzi: “L’excursus sulla credibilità delle guide tra i suoi lettori sfata un luogo comune, ovvero che questi prodotti editoriali non siano più così seguiti come un tempo. È vero il contrario: complessivamente il giudizio sulla credibilità è cresciuto, specie nelle prime posizioni e quindi tra le guide più lette”. (Click to read more)


PIO CESARE ACQUISTA OTTO ETTARI A MONFORTE D'ALBA

Pio Cesare prosegue il processo di acquisizione di vigneti attraverso l’acquisto di otto ettari di terreno in zona Mosconi a Monforte d’Alba (CN), area da sempre considerata una delle migliori di Monforte e dell’intera zona del Barolo. I «Mosconi», una delle eccellenti “Menzioni Geografiche Aggiuntive” della zona del Barolo ed il cui appellativo deriva dal cognome delle famiglie che abitarono la borgata fino agli anni ’50, è un’area ubicata tra la Ginestra e le Coste di Monforte, con un’altezza media di 420 metri, terreno bianco e tufaceo. Da sempre coltivata a nebbiolo, produce uve eccezionali, da cui si derivano Barolo di notevole struttura, austeri, ricchi di tannini e abbondanza di profumi. A margine della compilazione delle cartine della zona del Barolo, Masnaghetti annota: «Più passano gli anni e più mi convinco che i Mosconi sono il vero grand cru di Monforte. Quello che riuscendo a combinare la forza della Ginestra con l’equilibrio delle Coste arriva ad esprimere ogni anno il carattere più stabile e definito». I Mosconi hanno sempre dato Barolo di gran classe, ma anche ottime Barbera e Dolcetto d’Alba. Gli otto ettari di terreno acquisiti da Pio Cesare, pur vitati per la maggior parte a nebbiolo, conservano anche vigneti di barbera e dolcetto e sono caratterizzati da vecchi impianti, nella maggior parte dei casi risalenti agli anni settanta, con punte che arrivano al 1947 e altre, più recenti, del 2002. I vigneti ai Mosconi si aggiungono ai crus già storicamente posseduti dalla famiglia: la Cascina “Il Bricco” e i Bongiovanni di Treiso; la Cascina Ornato, le vigne alla Briccolina, al Colombaro e a Lirano di Serralunga d’Alba; la Roncaglia di La Morra; la Gustava e i Garretti di Grinzane Cavour; San Grato e Ravera di Novello; Carzello a Diano d’Alba; le Rocche di Massalupo nella zona di Barbaresco e la Val di Croce a Sinio. A queste aree si aggiungono la conduzione diretta dei vigneti di San Stefanetto a Treiso e di Bossania a Trezzo Tinella. (Click to read more)


Il Lugana e la Tav: una raccolta di firme per convincere il Governmo ad un tracciato più sostenibile

Tav e Lugana, Tav e territorio: da anni, mesi, giorni se ne parla e oramai diviene impellente la necessità di agire concretamente per impedire che un territorio ed un ambiente, quale il Lago di Garda, venga devastato per il passaggio dell’alta velocità. Il forte coinvolgimento del Consorzio Tutela Lugana ha portato a creare un video e una petizione on line da presentare al Presidente del Consiglio Matteo Renzi che chiede di utilizzare la linea esistente, con l’unica conseguenza di un rallentamento nel passaggio per soli 9 km. Il video è in lingua inglese, ma sottotitolato in italiano, per coinvolgere tutti gli estimatori del nostro vino all’estero (ricordiamo che abbiamo un’esportazione del 70%) e tutti i turisti che ogni anno vengono a visitare il territorio lacustre del Garda. Su carge.org, piattaforma politicamente neutra, è stata creta la petizione: https://www.change.org/p/matteo-renzi-aiutaci-a-collocare-la-tav-sul-tracciato-gi%C3%A0-esistente-della-ferrovia-desenzano-peschiera-aiutaci-a-salvare-il-lugana-doc?javascript=false sia in lingua italiana che in inglese. «Chiediamo a tutti gli amanti del Lugana, ma non solo, a tutti coloro che vogliono salvaguardare il bellissimo territorio del Garda, di firmare e di promuovere la petizione - sottolinea il Consorzio di tutela del Lugana -. Si tratta di un territorio che è in fase di valutazione per divenire patrimonio UNESCO, si tratta di vigneti ricchi di storia che danno lavoro a molte persone».







l'Adige

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