Il Congresso dell’Associazione Jeunes Restaurateurs d’Europe, in programma ieri e oggi al Tombolo Talasso Resort, è stato palcoscenico ideale per la presentazione in anteprima di Cellarius JRE, il Franciacorta Guido Berlucchi creato “su misura” per l’Associazione con il contributo indispensabile degli chef.
«Nel novembre 2012 abbiamo ospitato in Franciacorta l’assemblea JRE; in quell’occasione, una rappresentanza degli chef si è trattenuta a palazzo Lana Berlucchi, adiacente alle nostre cantine storiche - dice Arturo Ziliani, enologo e vicepresidente della Guido Berlucchi, che continua - Qui, supportati da me e dal mio assistente, Ferdinando Dell’Aquila, hanno assaggiato una selezione di Franciacorta Riserva, selezionando un Blanc de blancs annata 2006 di grande carattere, proveniente da un lotto di sole 5mila bottiglie».
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Debutta domani "De la Finca 2009" il nuovo Metodo classico di Raventòs i Blanc destinato ad essere il termine di paragone di tutta la prossima generazione di Cava e di spumanti di Spagna. Raventòs i Blanc è una delle famiglie fondatrici del Cava: viticoltori dal 1497, alla fine dell'Ottocento hanno sviluppato i primi Cava. Non a caso l'uscita dei Raventòs dalla D.O. Cava, alla fine dell'anno scorso, ha generato moltissimo scalpore in Catalunya. Oggi, infatti, i vini di Raventòs i Blanc portano orgogliosamente come indicazione territoriale "Conca del riu Anoia", un bacino scavato dal fiume Anoia in quello che 16 milioni di anni fa era un fondale del Mediterraneo. Pepe raventòs ha spiegato così' il "De la Finca 2009": «Dopo l'annata 2007 Finca, abbiamo considerato che la vendemmia 2008 non era abbastanza buono per rilasciare il nuovo Finca sul mercato, come in quel momento eravamo in cerca di un risultato eccezionale che riflettesse tutto il nostro duro lavoro in vigna. La vendemmia 2009 è il risultato di questo lavoro, e utilizzando le trame che hanno usato per essere utilizzato per Elisabet Raventós e La Finca abbiamo prodotto un nuovo vino Finca con più personalità rispetto al passato. Il risultato: un vino spumantein grado di rivaleggiare con i vini più quotati al mondo».
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Protagonista dell’incontro di qusto pomeriggio, giovedì 13 giugno, con inizio alle ore 18.00 sarà il gelato artigianale trentino ai piccoli frutti. Colorati, profumati, irresistibili, i piccoli frutti, sono una delle delizie dell’agroalimentare locale. Oltre ad essere particolarmente ricchi di vitamine e di sali minerali che li rendono tonificanti, depurativi e rinfrescanti per l’organismo, essi sono anche una realtà economica rilevante che coinvolge centinaia di produttori impegnati nella coltivazione di ribes, fragole, ciliegie, lamponi, mirtilli, more. Giovedì alle 18.30 nell’appuntamento del ciclo “I giovedì dell’Enoteca”, Palazzo Roccabruna li proporrà ai suoi ospiti in abbinamento al gelato per una degustazione da amanti del dolce.
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E’ gradita la prenotazione, tel. 0461/887101
Dopo l’importante investimento nella Tenuta di Refrontolo nel 2011, con la recentissima acquisizione, a San Pietro di Feletto, nella fascia pedemontana tra Conegliano e Valdobbiadene, di una superficie di 4 ettari di cui 3 destinati a Prosecco Conegliano-Valdobbiadene Docg, Santa Margherita consolida la propria presenza nell’area del Prosecco Docg. Un’eccellenza del settore vitivinicolo, in costante crescita sia in Italia che all’estero, che per l’Azienda rappresenta uno dei segmenti più dinamici in tutti gli 89 mercati in cui è presente.
Il nuovo vigneto, di impianto molto recente e al terzo anno di produzione, dista circa 2 km dalla Tenuta di Refrontolo - 12 ettari di cui 8 piantati a glera, il vitigno autoctono del Prosecco Superiore Docg - e rappresenta un significativo potenziamento della produzione attuale, considerando inoltre che il distretto di Conegliano-Valdobbiadene si avvia a diventare una denominazione difficilmente espandibile.
Tutti i vigneti della Tenuta di Refrontolo sono posti sui terreni ripidi e scoscesi – le cosiddette Rive - con esposizioni e caratteristiche geomorfologiche tali da esaltare le uve e i vini da esse prodotti. La produzione per ettaro inferiore a quella della Docg e la raccolta manuale delle uve, fanno sì che solo le migliori vengano utilizzate per dar vita a spumanti che costituiscono il vertice della piramide qualitativa di questo vino. (click to read more)
Una vera e propria collettiva quella di AIE Associazione Italiana per l’Export che presenta al prossimo Vinexpo di Bordeaux un gruppo di aziende vitivinicole italiane, riunite per rappresentare il nostro paese ad uno degli appuntamenti fieristici più importanti del settore.
La partecipazione è stata dunque resa possibile grazie al coordinamento ed alla gestione del Gruppo di Silvana Ballotta, da tempo impegnata in servizi di consulenza per la pianificazione
strategica e l’elaborazione di progetti di investimento per le aziende vinicole. Le aziende coinvolte in questo progetto di internazionalizzazione del Made in Italy, parteciperanno alla
fiera al fine di migliorare il posizionamento dei loro prodotti di eccellenza. Riconoscendo a Vinexpo il valore di leva commerciale importantissima per favorire lo sviluppo del settore,
Business Strategies ha costruito un progetto ad hoc per far convergere la collettiva italiana a Bordeaux dove affluiscono più di 150 Paesi rappresentati da operatori della filiera e dove si
possono lanciare nuovi prodotti. Lo stand dell’Associazione Italiana per l’Export - Hall 2 Stand JK-11 /JK 20 – rappresenta per tutte le aziende aderenti, un’opportunità per intervenire al più importante osservatorio internazionale del settore, per cogliere gli orientamenti del wine business, per incontrare critica e stampa mondiale, per definire le strategie di sviluppo per il futuro ma soprattutto per intercettare i professionisti dei mercati emergenti. Durante Vinexpo le aziende di AIE presenteranno una serie di tasting dal titolo “Taste Italy!” organizzati per far conoscere le eccellenze produttive dei diversi territori partecipanti.
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Queste prime giornate di sole estivo sembrano far presagire una svolta per il tempo metereologico di giugno,
dopo una primavera particolarmente difficile per l’agricoltura italiana che, soprattutto nelle regioni del nord e del centro del paese, ha dovuto fare i conti con l’eccezionale piovosità e la neve a bassa quota fino al mese di maggio. Per non parlare delle temperature, che sono rimaste sotto le medie del periodo fino a questi giorni.
Da varie zone vitivinicole d’Italia, i Vignaioli indipendenti associati a FIVI – Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti, tracciano un quadro della situazione ora che l’estate pare essere (forse…) in arrivo.
Nel Nord Italia, dalle colline trevigiane a quelle dell’Oltrepò Pavese, dal Piemonte al Trentino Alto Adige alle vallate franciacortine, le opinioni dei viticoltori si sovrappongono: - Le vigne sono bagnate ed è difficile lavorarle data la penuria di sole. Si attendono i rari momenti di asciutto per intervenire rapidamente ove necessario. Al poco tempo si aggiunge la difficoltà ad entrare nei vigneti con i mezzi, dato che il terreno molto morbido è difficile da percorrere, soprattutto per chi ha a che fare con forti pendenze. Le basse temperature rispetto alle medie del periodo hanno evitato, fino ad ora, il prosperare di infezioni quali la peronospora, sempre in agguato date le condizioni di elevata e perdurante umidità. Il freddo però ha anche causato un ritardo generalizzato di circa due settimane del ciclo vegetativo che, pur con differenze fra i vari territori della penisola, in questo momento si trova nelle delicate fasi della fioritura e dell’allegagione. Ove già formatisi, i grappoli sono ancora di piccole dimensioni e, se il calore non sarà eccessivo, riusciranno ad evolvere normalmente. Qualora la temperatura si elevasse troppo, e in tempi molto brevi, si rischiano attacchi di peronospora agli apparati ancora verdi con conseguenti possibili problemi di riduzione della produzione -.
Purtroppo in alcune aree si sono verificati episodi di precipitazioni violente, anche grandinate, che hanno creato seri danni.
La situazione nelle regioni del Centro Italia ricalca quanto già espresso.
Le vigne che sono state seguite con attenzione non manifestano problemi seri. In particolare, lasciare inerbiti i terreni si è rivelata una mossa saggia in momenti come questi, dato che l’erba rallenta il propagarsi della peronospora ed evita il trasformarsi del terreno in fango.
La costa tirrenica, grazie a temperature mediamente più elevate, ha beneficiato di condizioni migliori rispetto a quella adriatica e alle zone interne di Marche e Toscana per esempio. Qui, il deficit di illuminazione protrattosi per molti mesi e la terra che, a causa delle basse temperature, fatica a scaldarsi, rallentano il processo di fioritura.
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Era il settembre del 2007 e la vendemmia era in corso in quasi tutte le regioni d’Italia quando la nostra penisola fu scossa dall’ennesimo scandalo legato al vino.
Oggi, dopo 6 anni, finalmente si è arrivati a sentenza con la condanna per frode in commercio di Bruno Castagna, nei cui stabilimenti furono rinvenute ingenti quantità di una sostanza che veniva etichettata come vino e che conteneva acido cloridrico, acido solforico, zucchero e altri prodotti che poco o nulla hanno a che vedere con il vino.
I controlli portarono alla luce legami con altre realtà italiane. L’indagine fu divisa in più filoni che hanno interessato diversi tribunali. Il primo a esprimersi è stato oggi quello di Verona che ha riconosciuto Slow Food Italia, parte civile del processo, come realtà portatrice di interessi quali la tutela della salute pubblica e della genuinità degli alimenti, la tutela del consumatore e la difesa della lealtà e trasparenza nel commercio. A Slow Food è stato inoltre riconosciuto il danno derivante dal reato perseguito.
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“Anche il governo italiano deve attivarsi subito, e a tutti i livelli, per evitare che si concretizzi la minaccia cinese di dazi alle importazioni di vino, come ritorsione ai dazi europei sui pannelli solari attivi. L’agricoltura di valore e di immagine come l’enologia del vecchio continente, e in particolare quella veneta che esporta una quantità di vini e mostri peri ad oltre il 60 per cento di quello che produce, non può diventare merce di scambio per partite industriali dove abbiamo problemi”. E’ la richiesta di Franco Manzato, assessore all’agricoltura del Veneto, prima regione produttrice d’Italia con oltre 8 milioni di ettolitri l’anno, la quasi totalità e denominazione, con un export che da solo (un miliardo 440 milioni di euro) copre circa il 31 per cento dell’intero valore delle esportazioni nazionali di settore.
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Impegno sociale ed ecosostenibilità sono alcuni dei valori fondanti su cui poggia la filosofia produttiva dell’azienda vitivinicola Cielo e Terra - Gruppo Cantine Colli Berici, che da
sempre si impegna a produrre vini nel rispetto dell’uomo e dell’ambiente. Proprio in virtù di questo approccio, l’Università Ouest Nanterre La Défense di Parigi, in collaborazione con il Centro de Investigaciόn y Tecnologia Agroalimentaria di Aragona Spagna ha scelto l’azienda veneta come case-study. L’obiettivo della ricerca, che avverrà sotto la guida di un team di ricercatori internazionali, è quello di analizzare il comportamenti di acquisto dei consumatori dei vini a marchio Cielo e Terra interessati dall’iniziativa ecosolidale “Progetto Blu”.
Cielo e Terra in partnership con l’ONG “Engim Internazionale” sta sostenendo la costruzione di 25 pozzi d’acqua in Sierra Leone che diventeranno 31 entro la fine del 2013, grazie ai quali 15mila persone potranno beneficiare di 31 milioni di litri d’acqua potabile garantendo una maggiore qualità della vita, debellando la mortalità soprattutto infantile causata dall’utilizzo di acqua non potabile nell’alimentazione e nell’igiene di quelle zone.
I pozzi sono ubicati in zone strategiche per facilitare l’approvvigionamento di acqua potabile della popolazione in un’area di intervento che coinvolge alcuni villaggi che si trovano a un centinaio di km dalla capitale Freetown.
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In futuro i vigneti dell’Alto Adige potrebbero inerpicarsi ad altitudini ben più elevate di quelle attuali e vitigni fino ad oggi di casa in zone temperate forse dovranno trovar dimora in alte e più fresche vallate. La Valle Isarco, estremo nord della viticoltura italiana, potrebbe poi raddoppiare le sue aree vitate. In sintesi: nel futuro della viticoltura qualcosa dovrà senz’altro cambiare per affrontare stagioni impazzite, dominate ora da anticicloni che tolgono il respiro oppure da piogge continue nei momenti più delicati dello sviluppo vegetativo o ancora da pesanti sbalzi termici. Con la conseguenza, come minimo, di produzioni decimate come avvenuto nel 2012.
Il clima cambia ed il viticoltore deve rapportarsi ad un ciclo vegetativo della vite, a tempi di maturazione delle uve, a periodi di vendemmia che non sono più quelli di un tempo. Di questo tema si è dibattuto nei giorni scorsi presso la Sezione di Enologia del Centro di Sperimentazione di Laimburg nel corso della tavola rotonda "Alto Adige, viti-enologia in evoluzione". Hanno introdotto il dibattito Hans-Reiner Schultz, professore presso la nota Università tedesca di Geisenheim, e Gianni Fabrizio del Gambero Rosso. (click to read more)
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