Tino Colla: «Così sta andando la vendemmia nelle Langhe»

Un’annata anomala, questa 2017, che si è sviluppata con un andamento climatico particolare e che si sta concludendo con una vendemmia dai tempi molto anticipati. Tino Colla, titolare insieme al fratello Beppe, alla nipote Federica e al figlio Pietro della storica azienda vinicola Poderi Colla di Alba, ha una memoria di ferro e una sensibilità in vigna costruita in decenni di lavoro e studio. Le sue note su questi primi giorni di vendemmia sono correlate anche di un approfondimento relativo alle condizioni della vite che, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non ha sofferto la siccità in modo eccessivo.

Racconta Tino Colla: «La raccolta è iniziata con molto anticipo rispetto alle ultime annate, ed è stata la più precoce che io ricordi. Più precoce anche rispetto alla 2003, che era il record precedente. Poderi Colla ha iniziato Il 21 agosto a raccogliere il pinot nero del Campo Romano (che dà origine allo spumante Pietro Colla oltre che all’omonima etichetta), per passare subito dopo alle uve dolcetto destinate al Langhe DOC Bricco del Drago. Lunedì 28 agosto è cominciata la vendemmia del riesling, poi del dolcetto Pian Balbo; e alla della fine settimana siamo passati al barbera destinato al Barbera d’Alba Costa BrunaDOC. Senza fatti climatici eccezionali, sicuramente entro la fine di settembre sarà conclusa la raccolta di tutto il nebbiolo (Nebbiolo d’Alba Drago a San Rocco Seno d’Elvio, Roncaglie a Barbaresco e Bussia a Monforte d’Alba)».

La proverbiale memoria di Tino corre indietro alla storia delle vendemmie di Langa: «Per fare un confronto con il passato, negli anni ’50, ’60 e ’70 del secolo scorso, un paio di vendemmie ogni 10 terminavano a inizio novembre: l’ultima è stata quella del 1980, quando gli ultimi grappoli di nebbiolo sono stati raccolti il 5 e 6 novembre dopo una leggera spruzzata di neve. Ma ormai le condizioni per posticipare così tanto la raccolta non ci sono più».
L’attuale vendemmia è il risultato di un andamento climatico particolare: un inizio vegetativo anticipato causato dalle temperature miti a fine inverno; un’ anomala ondata di freddo primaverile che ha portato gelate tardive in tutta Europa (le gelate interessano prevalentemente le zone pianeggianti e di fondovalle, per cui sui vigneti collinari delle Langhe i danni sono stati circoscritti e limitati); mesi di luglio e agosto caldissimi, assolutamente asciutti, che hanno favorito l’anticipo della maturazione. La vite, nonostante queste condizioni avverse, non ha sofferto molto (salvo le viti giovani e in particolari posizioni): le foglie sono attive e svolgono il loro compito per la maturazione delle uve, favorite anche dal fatto che la produzione quest’anno è quantitativamente limitata.
Come ha potuto la vite reagire così bene a condizioni metereologiche tanto avverse?
Continua Tino Colla: «Cercando di spiegare come mai la vite si sia comportata in questo modo, sono arrivato alla conclusione che la natura, messa a dura prova da situazioni simili negli ultimi anni (nel 2003, nel 2007, nel 2011, solo per citare alcune annate) si sia adattata inducendo la vite a spingere le radici a sempre maggiore profondità, alla ricerca necessaria e costante dell’acqua. Non bisogna dimenticare che la vite ha origine nei paesi medio-orientali, dove il clima è caldissimo e arido, e solo successivamente si è adattata a zone temperate e fresche. Se il portinnesto è scelto con cura, la pianta può vivere bene anche in climi caldi e con poche precipitazioni».
Qualche nota finale sui vini: «Valutando ad oggi l’aspetto visivo, analitico e di assaggio delle uve potremo attenderci vini di buona qualità, strutturati ed interessanti. Occorrerà ovviamente attendere la fine della vendemmia – o meglio la fine delle fermentazioni malolattiche – per aver un quadro serio, preciso e completo della qualità e dello stile dell’annata».

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